lunedì 29 luglio 2013

Il Monferrato Alessandrino

Il territorio della provincia di Alessandria è per 3/4 montuoso o collinare. A nord il basso Monferrato si caratterizza per una immensa distesa di colline del Monferrato e valli in cui scorrono il fiume Po e il Tanaro. Al centro è situata una fertile pianura attraversata dal Tanaro, dal Bormida e dai loro affluenti. A sud-ovest ancora le colline della Val Bormida, della Val d'Erro e della Val d'Orba, e della val Lemme che si congiungono con i monti dell'Appennino Ligure. A sud-est le zone collinari del novese e del tortonese, con le valli dello Scrivia e dei suoi affluenti, in primis la val Borbera e la valle Spinti costituiscono le estreme propaggini dell'Appennino Ligure, sui quali la provincia confina con quella di Genova. Poco lontano dal confine con la Lombardia scorre il Curone che divide la pianura alessandrina-tortonese dall'Oltrepò Pavese; inoltre è delimitata brevemente dallo Staffora. Il punto più elevato è il Monte Ebro che raggiunge i 1.701 m, il meno elevato il comune di Molino dei Torti che si trova a 76 m d'altezza.

Giarole da Villabella Monferrato

Giarole (Giaròli in piemontese) è un comune di 701 abitanti della provincia di Alessandria. È sede del castello Sannazzaro, voluto da Federico Barbarossa nel XII secolo. Trasformato in residenza di campagna (1854) in stile neogotico e neorinascimentale, conserva la cappella con una pala del Moncalvo. Il maniero fa parte del sistema dei "Castelli Aperti" del Basso Piemonte.

Mirabello Monferrato

Vi è una probabile continuità insediativa tra il nucleo più antico di Mirabello, il «recinto», che sorge su un modesto rilievo al centro di un avvallamento delimitato dai torrenti Garavalde e Campostrina, e il luogo fortificato designato in un diploma imperiale del 1083 come «castellum» di Mirabello. All’interno dello spazio insediativo originario, è ipotizzabile che con il tempo si sia determinata una distinzione tra dimora signorile e un più ampio spazio fortificato destinato a ospitare la popolazione, ossia tra «castrum» e «receptum». Nelle fonti notarili e cronachistiche dei secoli XVI e XVII, l’uso dei termini «receptum» e «recinto» per indicare un nucleo centrale ben individuato del villaggio appare in ogni caso largamente affermato (Sergi 1986, pp. 400-401). A differenza delle fonti odierne, le fonti antiche documentano un popolamento articolato in numerosi nuclei insediativi.

Mirabello Monferrato

La Consegna di bocche umane e bestiami redatta nel 1734, ad esempio, menziona, in un ordine che corrisponde a quello adottato nello spostarsi di casa in casa per ricevere le dichiarazioni dei capifamiglia «consegnanti» le seguenti «contrade»: Piano, Balestra, Pero, Chioso, Fittaria, Motta, Barbacaneva, Ponte dei Bai, Recinto, Peschiera, Rovere, Sant’Orsola, Barbacana, Borgonovo, Martina, Cascine del Follone, Ronco, Cortella, Nespolo, Colombaro.

Conzano da Lu Monferrato (Explore 20.04.2013 #183)

Conzano (Consan in piemontese) è un comune di 1.004 abitanti della provincia di Alessandria. Nel corso del Novecento numerosi Conzanesi sono emigrati in Australia, soprattutto nel Queensland. La piazza principale del paese, dove è situato il Municipio. è stata denominata Piazza Australia per ricordare l'emigrazione dei Conzanesi . Di particolare rilievo artistico è Villa Vidua, donata dal conte Carlo Vidua, viaggiatore ed esploratore del XIX secolo. Risalente al XVIII secolo, ha in prospetto principale tre ordini di logge ed è dotata di una Stanza dei cinesi. Ospita il Centro Culturale Fondazione Enrico Colombotto Rosso ed è inserita nel sistema dei "Castelli Aperti" del Basso Piemonte.

Camagna da Lu Monferrato

Camagna Monferrato (Camagna in piemontese) è un comune di 543 abitanti della provincia di Alessandria. È un centro di origine longobarda. Il nome deriva da "Ca' Magna", cioè "casa grande". La Chiesa Parrochiale, ricostruita più volte, venne eretta infine, tra il 1885 ed il 1890. Si può ammirare la monumentale cupola che sovrasta maestosa gran parte del Monferrato Casalese.

Camagna Monferrato

Si presenta col suo aspetto ottocentesco, con abside, transetti e cupola dovuti all'architetto Caselli di Fubine. In stile romanico il campanile rappresenta, invece, la parte più antica della chiesa, benché sia stato sopraelevato nel settecento. All'interno, sopra la porta d'ingresso, c'è una grande pala di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, che raffigura la SS. Trinità con la Vergine e San Giuseppe. La dedica della chiesa a Sant'Eusebio, vescovo di Vercelli, sottolinea la sua originaria appartenenza a quella diocesi e ne data la probabile origine al periodo in cui iniziò a diffondersi il culto di quel Santo.

Lu Monferrato

Lu (Lu in piemontese, pronuncia IPA /ly/), noto anche come Lu Monferrato, è un comune italiano di 1.212 abitanti in provincia di Alessandria. Si trova nel Basso Monferrato Casalese e occupa una superficie di 2170 ettari. Dal punto di vista geografico, Lu è al centro di due triangoli: a circa 20 chilometri da Alessandria, Casale Monferrato e Asti e a circa 100 chilometri da Torino, Milano e Genova. Panorama da Lu Monferrato

La preistoria di Lu deve essere ricercata lungo il corso del torrente Grana, dove sorgeva (secc. I-IV) la Villa Romana dei Metilii (da cui deriverebbe il nome Mediliano). In questa zona è stata rinvenuta un'area funeraria paleocristiana (secc. V-VIII) da cui è emersa la più antica epigrafe cristiana tra quelle riaffiorate nel Piemonte meridionale. Recenti studi archeologici hanno sottolineato l'importanza della pieve carolingia di San Giovanni di Mediliano (secc. IX-X). In quella stessa zona, secondo la tradizione, avvenne il miracolo del campo di grano maturo in gennaio: da allora il vescovo martire san Valerio è diventato patrono del paese.

Il Campanile di Lu Monferrato


Le vicende storiche di Lu sono le stesse dell'intero Monferrato Casalese: insediamenti celtici, romani, franchi, seguiti poi dal dominio degli Aleramici, dei Paleologi, dei Gonzaga, dei Savoia. La prima attestazione del paese è del 1028, dove compare con il nome di Lugo. L'attuale paese di Lu nasce come curtis (azienda agricola organizzata) nei secoli XI-XII sul più alto dei colli circostanti, successivamente (sec. XIII) diventa un vero e proprio castrum (deposito agricolo e baluardo militare) e infine (sec. XIII) un borgo con piazze, rioni e chiese (San Pietro, San Nazario, San Giacomo), il tutto racchiuso da un'ampia cinta muraria. Per la sua posizione strategica (la più alta collina del basso Monferrato Casalese e la posizione di guardia rispetto alla pianura alessandrina) fu possesso ambìto dai vari nemici che si affrontarono su queste terre, provocando spesso distruzioni e miseria (come il conflitto tra Paleologi e Marchese di Saluzzo nel Trecento, ed il conflitto franco-asburgico nel Cinquecento). Nonostante le distruzioni dei vari predoni (antichi e moderni), la struttura urbana si è mantenuta abbastanza integra fino ai giorni nostri, e dà modo di riconoscere strade, palazzi, contrade e chiese citate nei documenti antichi.

Strada Provinciale 66 (Lu Monferrato - Conzano)

Il nome di LU ha dato luogo a una serie di tradizioni con cui si è tentato di giustificare un nome così strano (LV come Lega Quinta, Legio Quinta, 55º miglio ecc.). L'analisi storica, toponomastica e linguistica è ormai giunta alla conclusione che il nome di LU derivi dalla contrazione di LUCUS, termine latino con cui i Romani chiamavano genericamente i boschi sacri alle divinità, che spesso racchiudevano un tempietto-sacrario dedicato agli dèi. Nei primi documenti storici, per fare riferimento alla collina su cui sorgeva l'attuale Lu si fa riferimento a nomi come LUGO, CASTRUM LUGI, LUH, LUCO, LUNO. Quindi è molto probabile che LU sia una contrazione di questi nomi. Che da LUCUS derivi LU non deve apparire strano, come ha dimostrato Franco Zaio, come normale evoluzione del suono latino nel suono piemontese (e come confermò anche Camillo Brero, appassionato cultore del dialetto piemontese). Quindi, a scanso di equivoci, LU deriva da LUCUS, da un “boschetto sacro” che doveva essere anche “molto illuminato”.

Fonte dei testi: Wikipedia e Portale del Comune di Mirabello Monferrato

mercoledì 17 aprile 2013

Il Battistero e la Basilica di Lomello

Lomello (Lumé in lingua lombarda) è un comune italiano di 2.322 abitanti della provincia di Pavia in Lombardia. Si trova nella Lomellina centrale, alla destra dell'Agogna. Il centro conserva resti delle antiche mura ed insigni monumenti medievali, quali il complesso religioso formato dalla Basilica di Santa Maria Maggiore, notevole costruzione del primo periodo romanico lombardo (XI secolo) e dal Battistero di San Giovanni ad Fontes (VIII secolo), un antichissimo edificio longobardo a forma ottagonale, con i resti dell'originale fonte battesimale. Nella tradizione popolare lomellina, la basilica viene chiamata la "chiesa del diavolo": la leggenda racconta che la costruzione fu distrutta dal Maligno e da lui stesso riedificata in una sola notte di lavoro febbrile, ma, a causa del sorgere del sole, fu lasciata incompleta. Ecco perché oggi si vedrebbe la facciata parzialmente crollata e le prime due campate senza il tetto.

Lomello, Basilica di Santa Maria Maggiore

La basilica di Santa Maria Maggiore si trova a Lomello, in provincia di Pavia, ed è una delle più interessanti testimonianze architettoniche del cosiddetto romanico lombardo, segnato profondamente dall'influenza oltralpina dell'architettura ottoniana. In Italia è la chiesa con le volte a crociera più antiche (quelle solo sulle navate laterali, segno di un periodo di transizione). Tra i pochi dati che possono riferirsi con certezza alla fase attualmente ancora esistente della basilica possiamo annoverare il privilegio di papa Pasquale II, datato 22 agosto 1107, con il quale si autorizza il parroco di Santa Maria a portare la mitria ed il pastorale, e gli si conferisce il potere di conferire alcuni ordini minori. La chiesa fa parte di un complesso con battistero che fu costruito tra il 1025 e il 1040 secondo le tesi del Porter.

Lomello, Basilica di Santa Maria Maggiore

La basilica è a tre navate con un transetto più basso del corpo longitudinale. Fu una delle prime chiese in Italia ad essere coperta con volte a crociera nelle navate laterali, prima che si diffondesse lo stile romanico. La facciata era originariamente solidale con le antiche mura castellane; dopo un dissesto o un crollo, che alcuni assegnano al terremoto del 1117, le prime tre campate furono abbandonate e si costruì una facciata chiudendo uno degli archi diaframma.

Lomello, Basilica di Santa Maria Maggiore

La particolare originalità risiede nei grandi archi diaframma che attraversano la navata, alleggeriti a traforo da coppie di bifore. L'alternanza fra pilastri con arco trasversale e pilastri semplici sembrerebbe prefigurare l'impiego di una copertura a volta, ma in realtà non mancano esempi di archi diaframma senza che fosse prevista una copertura in muratura. I pilastri che non sorreggono gli archi diaframma sono continuati da lesene fino al claristorio, mentre gli archi longitudinali (quelli che separano le navate) insistono su semicolonne che insieme allo spessore della lesena, leggermente aggettante, formano il pilastro.

Lomello, Basilica di Santa Maria Maggiore Lomello, Basilica di Santa Maria Maggiore Lomello, Basilica di Santa Maria Maggiore

Le navate minori, seppur ricostruite (sempre secondo il Porter, intorno al 1300), erano comunque già presenti nella fase più antica. Importante il corredo decorativo, con numerosi frammenti superstiti di decorazione figurativa a stucco. Scavi eseguiti nel 1944 hanno portato al disseppellimento di una cripta, del tipo ad oratorio, forse incompiuta, forse relativa ad una fase anteriore della chiesa.

Lomello, Basilica di Santa Maria Maggiore Il Battistero di San Giovanni ad Fontes a Lomello è un monumento sacro di origine longobarda posto a fianco alla Basilica di Santa Maria Maggiore, altro importante luogo del comune storico della Lomellina.

Lomello, Basilica di Santa Maria Maggiore

Il complesso presenta nel suo insieme la forma di una semplice croce tipica, delle tendenze religiose dei primi secoli d.C., al suo interno però la parte centrale è costituita da un ottagono - sopra il quale si staglia la cupola, anch'essa di forma ottagonale - il quale, assieme alle absidi e alle cappelle interne del battistero, assume la caratteristica forma crociata che ben si nota all'esterno. L'edificio è oggi completamente intonacato; si può accedere al suo interno tramite due porte, con il portone principale ubicato a ovest. Elemento di grande importanza è il fonte battesimale (battesimo ad immersione), risalente tra al VII-VIII secolo.

Lomello, Basilica di Santa Maria Maggiore

Il battistero è un edificio alto 13 metri ed è costruito interamente con mattoni; la cupola, è una costruzione più tarda del resto dell'edificio, voltata attorno al X secolo con materiali meno pregiati. La cupola è sormontata da un piccolo tiburio a più piani, che costituisce la parte finale dell'intera costruzione. Tratto caratteristico dell'architettura longobarda di quel periodo è l'eccentuato verticalismo dell'ottagono centrale, che si distacca così dalle omologhe costruzioni paleocristiane, più compatte.

Lomello, Basilica di Santa Maria Maggiore

Fonte dei testi: Wikipedia (Basilica - Battistero)

Approfondimenti:



lunedì 25 marzo 2013

Dolceacqua

Dolceacqua (Dusàiga o Desâigua in ligure) è un comune italiano di 1.980 abitanti della provincia di Imperia in Liguria. Il comune è stato insignito, dal 2007, della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano ed è sede nazionale dell'omonima associazione formata dai Comuni: l'Associazione Paesi Bandiera Arancione.

Panorama from the Castle #2

Dolceacqua è un tipico borgo medievale della val Nervia, lungo il torrente omonimo. La parte più antica del borgo, posta ai piedi del monte Rebuffao, è dominata dal Castello dei Doria e chiamata dagli abitanti Terra (Téra nel dialetto locale). Quella più moderna, chiamata il Borgo, si allunga sulla riva opposta, ai lati della strada che sale la valle. Il clima è mite di tipo mesomediterraneo subumido.

Shrine

Nella stazione meteorologica di Dolceacqua-Borgonuovo (rete ARPA Liguria) si registrano infatti una temperatura media nel mese di gennaio di +7,6 °C e una nel mese di luglio di +22,3 °C; le precipitazioni che sono moderate (circa 750 mm/annui) si hanno mediamente per 55 giorni/anno. Dolceacqua dista da Imperia 47 km.

Glimpse through the roofs #3

II toponimo Dolceacqua deriva quasi certamente dalla presenza di un borgo di epoca romana chiamato Dulcius trasformatosi in seguito in Dulciàca, Dusàiga e Dulcisaqua. Altri studi rivelano però anche la possibilità dell'origine celtica, dal nome Dussaga, modificato poi in Dulsàga e infine in Dolceacqua. Altre testimonianze storiche sono rappresentate dai castellari dell'età del ferro, rozze fortificazioni in pietra a secco.

Covered alley #6

Studi archeologici confermano che queste fortificazioni del territorio furono presidiati dagli intemeli dal IV secolo a.C. al IV secolo d.C in età romana, a protezione dei villaggi, dei pascoli e dei campi.

Monet's Bridge from the Castle #3

Nel XII secolo i conti di Ventimiglia fecero costruire il primo nucleo del castello controllando in questo modo gli accessi nelle valli circostanti. Il castello verrà poi acquistato nel 1270 dal genovese Oberto Doria e ampliato nei secoli successivi.

Glimpse through the roofs

Durante l'aspro conflitto tra le fazioni guelfe e ghibelline e la rivalità fra la famiglia Doria e i Grimaldi di Monaco, nel corso del 1524 Dolceacqua si mise sotto la protezione della casata Savoia che lo eresse successivamente in marchesato nel 1652.

Castello Doria #2 Covered alley #2 Chiesa parrocchiale di S. Antonio (1468)

Nel 1815 fu annesso al Regno di Sardegna e nel 1860 al Regno d'Italia. Dal 1973 al 30 aprile 2011 è stata la sede amministrativa della Comunità Montana Intemelia, quest'ultima soppressa con la Legge Regionale n° 23 del 29 dicembre 2010 e in vigore dal 1º maggio 2011.

Monet's Bridge #4

Il Ponte Romanico venne costruito alla nascita del nuovo quartiere del Borgo nel XV secolo, per collegare le due parti di Dolceacqua con un arco di 33 metri. Il pittore francese Claude Monet, che all'inizio del 1884 stava visitando la Riviera ligure di Ponente, arrivò a Dolceacqua e ne fece il soggetto di alcuni dipinti, soffermandosi in particolare sul castello e su questo ponte.

Castello Doria #5

Il Castello Doria è un'antica fortificazione del comune ligure di Dolceacqua, nella valle del Nervia, in provincia di Imperia. Il maniero è inserito nel borgo storico del paese, sovrastante l'abitato e posto in posizione dominante.

Castello Doria, the tower #4

La prima citazione del castello e del borgo di Dolceacqua, chiamata all'epoca Dulzana, risale al 1177 in un antico documento nella quale si attesta la proprietà dei conti di Ventimiglia. Sarà nel 1270, quasi cent'anni dopo, che il feudo e il suo maniero verranno acquistati da Oberto Doria - quest'ultimo fondatore della celebre dinastia che dominerà Genova e la sua repubblica - il quale amplierà i suoi territori nella val Nervia fino ai borghi di Apricale, Perinaldo e Isolabona.

Castello Doria, the tower #2 Il castello sarà nel XIV secolo al centro di aspre lotte tra le fazioni dei Guelfi e Ghibellini e la famiglia Doria, esponente ghibellina, dovrà pertanto subire due gravosi assedi nel 1319 e nel 1329; gli assedi furono ordinati dal re Roberto d'Angiò, conte di Provenza e di parte guelfa, che riuscì nel suo intento di conquista costringendo i Doria a sottomettersi al suo volere. I signori della famiglia diverranno pertanto vassalli di quest'ultimo e in seguito della Repubblica di Genova. Nel 1526 un esponente della famiglia - Bartolomeo Doria - cedette al duca Carlo III del Ducato di Savoia i propri diritti feudali su Dolceacqua diventandone di fatto vassallo del duca savoiardo. I Savoia, grazie anche alla consolidata alleanza tra la famiglia ligure e il casato reale, assicureranno la propria protezione anche a seguito di nuovi accordi tra Stefano Doria ed Emanuele Filiberto I di Savoia.

Roofs #6

Agli inizi del XVII secolo i rapporti tra le due famiglie iniziarono ad incrinarsi, specie dopo il 1625 quando i Doria si schierarono con la repubblica genovese nella guerra contro il ducato sabaudo. Durante la guerra di successione del 1744 il castello fu nuovamente teatro di scontri e furiose battaglie a causa della sua posizione strategica ritenuta importante per il possibile ostacolo che avrebbe potuto creare all'esercito francese e spagnolo. I due eserciti, alleati, riuscirono dopo violente lotte a conquistare la fortezza il 27 luglio del 1745. Nel 1942 il castello divenne proprietà del Comune di Dolceacqua.

fonte dei testi: Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Dolceacqua e http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Dolceacqua)

venerdì 22 marzo 2013

Il Monastero di San Bruzio

Il Monastero di San Bruzio si trova nella campagna a sud-est di Magliano in Toscana, lungo la strada che conduce a Sant'Andrea.

Magliano in Toscana (GR) - Monastero di San Bruzio

I resti della chiesa, iniziata verso il 1000 dai Camaldolesi e terminata verso la fine del XII secolo, consistono nell'abside, nelle pareti orientali del transetto e negli archi che sostengono la cupola con i pennacchi da cui si sviluppava la calotta ottagonale e si imposta ancora la base del tiburio.

Magliano in Toscana (GR) - Monastero di San Bruzio

I bei capitelli dei semipilastri, decorati con fogliami e teste antropomorfe, sono stati avvicinati a quelli di San Rabano nella comune derivazione di modelli d'Oltralpe.

Magliano in Toscana (GR) - Monastero di San Bruzio

L'abside ha un'elegante decorazione ad archetti pensili divisi per coppie da esili semicolonne. La perfetta realizzazione della cortina muraria esterna, in grossi conci di travertino perfettamente squadrati, contribuisce al valore anche estetico del rudere.

Magliano in Toscana (GR) - Monastero di San Bruzio

I resti dell'Abbazia di San Bruzio (originariamente San Tiburzio) si trovano in aperta campagna a 2 km dal borgo di Magliano. Potrete raggiungerla percorrendo la strada che da Magliano conduce a Sant'Andrea, girando a sinistra nel sentiero segnalato e percorrendo non più di duecento metri. La sua costruzione risale all'XI secolo e molte fonti la indicano come opera dei Camaldolesi.

Magliano in Toscana (GR) - Monastero di San Bruzio

In merito a quest’ultima notizia tuttavia ci sono dei forti dubbi, poiché se così fosse, San Bruzio sarebbe più vecchio o quantomeno contemporaneo di Camaldoli. È molto più probabile invece, che quando si parla di San Bruzio Camaldolese, ci si riferisca al fatto che verso la fine del 1700, prima degli espropri napoleonici, San Bruzio ed il suo terreno fosse di proprietà dei Camaldolesi.

Magliano in Toscana (GR) - Monastero di San Bruzio

Oggi visitando i resti dell’Abbazia si possono ancora ammirare gli eleganti capitelli decorati con numerose sculture di stile Franco Lombardo, molto originali in Maremma. Le rovine di San Bruzio emanano un fascino particolare: sarà la posizione, saranno le sue raffinate sculture, ma è un sito che non dovete assolutamente perdere, rappresenta sicuramente uno degli esempi più belli dello stile architettonico Romanico in Maremma.

Magliano in Toscana (GR) -Monastero di San Bruzio

Fonte dei testi: Wikipedia e http://www.tuttomaremma.com/sanbruzio.htm


giovedì 14 marzo 2013

Il Pulo di Altamura

Il Pulo di Altamura è la più grande dolina carsica dell'Alta Murgia. Si apre, a circa 477 m s.l.m., nell'altopiano murgiano a circa 6 chilometri a nord della città di Altamura.

Discesa al Pulo

La depressione carsica appare come un ampio e profondo cratere di forma approssimativamente ellittica alla sommità, scavato nella roccia calcarea della Murgia a sud-ovest di Bari. Il suo asse maggiore misura circa 550 m e la profondità massima raggiunge i 92 m. Malgrado le apparenze, la sua origine non è vulcanica, ma carsica, legata cioè alla natura calcarea, quindi alla composizione chimica, delle rocce che costituiscono le Murge pugliesi.

Il Pulo

Circa la storia e l'evoluzione di questa dolina si sono avanzate diverse ipotesi, alcune più plausibili di altre, anche se in ogni caso fondate sulla natura carsica del terreno in cui essa si apre. Oggi si conviene nel considerarla una dolina di crollo, anche se solo un tratto del perimetro, quello esposto a N-W, presenta pareti rocciose a picco.

Discesa al Pulo

Queste pareti sono state a lungo frequentatissime dai gruppi alpinistici (CAI) e speleologici perché costituivano una palestra ideale per le loro attività. Alla base di questa parete, nei pressi dell'area più depressa, si aprono nella nuda roccia ben tre pozzi carsici, dei quali uno è il principale.

Il fondo del Pulo

Risulta importante l’osservazione dei fronti della dolina. In molte zone, le testate degli strati rocciosi che sporgono dalle pareti sembrano convergere a formare un blanda sinclinale, a conferma dell’origine da crollo della dolina affermata da Colamonico nel 1919.

Il fondo del Pulo

È molto probabile che il solco erosivo di NE, più di due milioni di anni fa, fosse in sotterraneo e che in corrispondenza del Pulo avesse il suo recapito finale in un inghiottitoio allargatosi via via in tal misura da annullare l’effetto arco delle rocce sovrastanti e collassare.

Risalita dal Pulo

La parete settentrionale del Pulo presenta più livelli di grotte e cunicoli, che possono definirsi cavità di interstrato.

Il fondo del Pulo

Sicuramente in tempi remoti, al posto della voragine attuale, esistevano uno o più pozzi carsici che, col passare del tempo, si sono via via approfonditi coinvolgendo nella evoluzione altri pozzi o gallerie di diramazione sotterranea.

Risalita dal Pulo

Le pareti del versante nord, che sono quelle a pendenza praticamente verticale, presentano numerosi anfratti e grotte naturali probabilmente abitati in epoca preistorica da ominidi, che con il procedere dell'evoluzione naturale avrebbero dato origine alla razza cui appartengono l'Uomo di Altamura (uomo cosiddetto pre-Neanderthal) ed il suo clan, il cui rinvenimento è avvenuto in un luogo non lontano, in linea d'aria, dal Pulo.

Il sentiero del Pulo

Grazie alla particolare esposizione delle sue pareti ed al particolarissimo microclima che viene a crearsi lungo di esse e negli anfratti di questa dolina, essa si è rivelata un habitat adatto a molte specie sia animali che vegetali che è, altrimenti, raro ritrovare abitualmente sull'altopiano delle Murge. Il corvo reale è uno degli uccelli piuttosto rari che prediligono nidificare sulle pareti scoscese e impervie del Pulo di Altamura.

Il sentiero del Pulo

(Immagine da Google Maps Satellite )


fonte dei testi: Wikipedia N88P57EHX9YB