domenica 20 dicembre 2015

Klenovica, Croazia

Dalmazia, Klenovica

Klenovica è un piccolo paese di pescatori sulla popolata riviera dove si trovano anche Crikvenica, Selce e Novi, e si trova all'inizio di una lunga zona (oltre 100 km) della costa poco abitata ed estesa sotto il monte Velebit (oltre 1000m) ricca di baie e insenature e conosciuta per la pesca (tradizionalmente quella del tonno, ormai cessata). Klenovica si trova tra Novi Vinodolski – da cui dista 9km direzione nord – e Senj – da cui dista 15km, e amministrativamente fa parte della Municipalità di Novi, ha 352 abitanti-residenti su una superficie di 4 kmq circa e ospita 6 ristoranti, 4 bar, tre negozi alimentari, un’edicola, un distributore di benzina e un ufficio postale.

Dalmazia, Klenovica

Il paese è piccolo, tranquillo e conosciuto per il buon pesce servito nei suoi ristoranti: il porto di Klenovica infatti è un attivo porto di pesca e può accogliere pescherecci più lunghi di 15m. La posizione ai piedi del monte Velebit rende il clima piacevole e fresco anche in estate: tutta la costa ai piedi della montagna è conosciuta per la bora, anche se Klenovica non è particolarmente esposta. Il paese è ideale per famiglie con bambini piccoli: ha infatti una bella spiaggia di ghiaia mista a sabbia, ma anche ciottoli e rocce e il fondale si abbassa gradatamente per qualche metro dalla riva.

Dalmazia, Klenovica

Pur essendo un paese piccolo, Klenovica è anche uno dei maggiormente visitati: è vicino a numerose attrazioni, facilmente raggiungibile e un confortevole punto di partenza per l’esplorazione della parte nord della Costa Croata – oltre a Senj e Novi Vinodolski è vicina a Fiume (distante 50km), ad Abbazia (65km), ai Laghi di Plitvice (115km), all’isola di Krk (38km fino a Omisalj, primo paese dell’isola) , all’isola di Rab (70km), all’isola di Pag (80km. Klenovica è anche vicicna ai Parchi del monte Velebit (Parco Nazionale del Velebit Settentrionale e Parco Naturale del Velebit) che con i loro sentieri escursionistici, le piste ciclabili, i belvedere panoramici e i rifugi montani attirano ogni anno migliaia di visitatori.

Dalmazia, Klenovica

Le spiagge di Klenovica sono di ghiaia misti a sabbia, ciottoli e rocce, e ombreggiate da pinieta e rigogliosa vegetazione, collegate da una passeggiata con panchine. L'acqua è cristallina e, osservandone il ribollire si possono chiaramente vedere le sorgenti di acqua dolce che nascono direttamente in mare. Il fondale è sabbioso, ricco di granchi e pesci di ogni tipo. Le spiagge non sono attrezzate, e l'entrata in mare è naturale, il fondale si abbassa gradatamente rendendolo adatta anche a nuotatori non esperti e bambini, ma c'è anche un aparte terrazzata con scalette per entrare in acqua.

Dalmazia, Klenovica

Non è infrequente che in lontananza si possano vedere nuotare i delfini, testimonianza dell'abbondanza di pesce dell'area. Fino a pochi anni fa, di fronte alla baia di Klenovica si trovava l'isolotto di Sant’Antonio che oggi è divenuta una penisola con la costruzione di un terrapieno di grosse pietre a collegare l’isola alla terraferma: questo argine, che ormai fa parte integrante del paesaggio di Klenovica, protegge le spiagge da grosse onde e forti raffiche di bora.

Dalmazia, Klenovica

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sabato 19 dicembre 2015

Borgo Val di Taro, Palazzo Boveri

Borgo Val di Taro, La facciata di Palazzo Boveri

Palazzo Boveri, già palazzo Fieschi, è un palazzo signorile del XVII secolo sito a Borgo Val di Taro (PR) all'incrocio tra via Nazionale e via San Domenico, ristrutturato nel 2009.

Borgo Val di Taro, La facciata di Palazzo Boveri

Il piano terra è dotato di soffitti settecenteschi affrescati con quattro ovali rappresentanti le stagioni, al primo piano sono presenti pavimenti a mosaico e soffitti affrescati, la facciata è decorata da stucchi in cocciopesto rappresentanti stemmi gentilizi e prodotti del territorio.

Borgo Val di Taro, La facciata di Palazzo Boveri

Il palazzo ospitò Elisabetta Farnese, regina di Spagna, durante la sua sosta a Borgotaro il 23-24 settembre 1714 mentre, ventiduenne, si recava da Filippo V, re di Spagna, sposato per procura, da cui avrà 7 figli. Il palazzo appartenne in seguito alla principessa Maria Luigia d'Austria.

Borgo Val di Taro, La facciata di Palazzo Boveri

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venerdì 18 dicembre 2015

Bardi, il Castello dei Landi

Bardi, Il castello dei Landi

Il castello di Bardi, detto anche castello Landi, è un'imponente fortificazione che sorge su uno "scoglio" di diaspro rosso nell'omonimo paese in provincia di Parma. Posto al centro della valle del Ceno, l'edificio sovrasta il punto in cui il torrente Noveglia confluisce proprio nel Ceno. Anche se oggi la posizione geografica del paesino sembra defilata e fuori dalle rotte commerciali e turistiche, nel medioevo, quando differenti erano i percorsi e le necessità di controllo del territorio, si trattava di un'importante tappa sul percorso della via degli Abati. Inoltre, non lontano transitavano i pellegrini della via Francigena.

Bardi, Ponte sul Ceno

Il nome "Bardi" deriva da Longobardi. L'esistenza di un fortilizio risale al regno di Berengario del Friuli. Nell'898 l'edificio venne venduto al vescovo di Piacenza Everardo, che ne fece un sicuro rifugio in caso di aggressione da parte degli ungari, che in quei tempi razziavano la pianura Padana. Fino al XII secolo il castello fu governato da una consorteria di nobili locali, conosciuti come conti di Bardi, finché, nel 1257, fu acquistato, con il vicino castello di Compiano, dal ghibellino Umbertino Landi di Piacenza, che ne fece la capitale dei domini della sua famiglia. Ai piedi delle sue possenti mura si svolsero molte battaglie contro i guelfi, sconfitti tra l'altro nel 1313. Nel corso del XV secolo i Landi modificarono la rocca, adeguandola alle nuove esigenze difensive e conferendole l'aspetto attuale.

Bardi

Nel 1551 Carlo V d'Asburgo conferì ai Landi il rango di marchesi e concesse loro il privilegio di battere moneta. Sul finire del XVI secolo, per volere di Federico Landi, il castello diventò una residenza principesca dotata di pinacoteca, archivio di famiglia, biblioteca ed esposizione di armi. Nel 1682, con l'estinzione dei Landi, cominciò la decadenza del castello: il feudo passò ai loro storici rivali, i Farnese, e successivamente ai Borbone Parma. La struttura, nel corso del XIX secolo, continuò a decadere e fu adibita a prigione militare, sede della pretura e del comune. Il recupero cominciò dopo gli anni sessanta.

Bardi

La rocca è un complesso fortemente articolato, interamente edificato in pietra, cresciuto nel tempo intorno alla mole del mastio. È completamente circondato dalle mura scarpate, dotate di cammino di ronda interamente percorribile, la cui forma irregolare segue la conformazione dello sperone roccioso. L'interno comprende vari edifici, posti su diversi livelli: la residenza, gli alloggi delle milizie, la cappella, la sala della tortura; tutti collegati tra di loro e con la corte interna e la piazza d'armi da tortuose e strette scale che, come espediente difensivo, girano tutte verso destra. Una sola torre rotonda sporge da uno spigolo del palazzo.

Bardi, Torrente Ceno

All'interno della fortezza, oltre alla struttura fortificata, sono visitabili: Museo della Civiltà Valligiana. 5 Sale Alpine dedicate al Capitano Pietro Cella, 1^ medaglia d'oro del Corpo Alpino. Il Museo della Fauna e del Bracconaggio. Il Museo Archeologico della Valle del Ceno.

Bardi, Il castello dei Landi

Dove c'è un castello, prima o poi compare anche il relativo fantasma. Quello di Bardi ha la particolarità di essere stato addirittura "fotografato". La vicenda inizia nel 1995 con una serie di segnalazioni alla redazione del giornale di Parma Lettere e contrasti e con due giornalisti, Gianni Santi e Daniele Kalousi, che se ne interessano, pernottano all'interno della fortezza e fotografano una forma instabile e lattiginosa che si materializza alle spalle di uno dei due. La storia fa clamore, va in onda sulle principali emittenti televisive italiane e un appassionato di esoterismo, Daniele Gullà, fotografa a sua volta, ma con un sistema termico, la sagoma di un cavaliere inginocchiato. Scoppiano le inevitabili polemiche sull'attendibilità delle foto con le varie accuse di spot pubblicitario da un lato e di pregiudizio e chiusura mentale dall'altro.

Bardi, Il castello dei Landi

Dopo una breve stagione di notorietà mediatica, la storia del fantasma di Bardi è poi proseguita con nuovi studi e indagini ma, come spesso accade, senza giungere a conclusioni definitive e lasciando ciascuno dei protagonisti ben saldo nelle proprie convinzioni.

Bardi, Il castello dei Landi

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giovedì 17 dicembre 2015

Lerici

Lerici

Lérici (Lérze o Lerxi in ligure) è un comune italiano di 10.292 abitanti[1] della provincia della Spezia in Liguria. È il quarto comune della provincia per numero di abitanti. Con il capoluogo di provincia e Porto Venere è uno dei tre comuni che si affacciano sul Golfo dei Poeti. La frazione di Tellaro fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia.[3]. Per molti anni, Lerici ha ospitato Lord Byron, Mary Shelley e Percy Bysshe Shelley. È uno dei borghi marinari più famosi della Liguria e del nord dell'Italia in generale, è infatti meta di moltissimi turisti durante tutto l'arco dell'anno; un fenomeno che si sta verificando da ormai alcuni decenni è quello dell'acquisto di abitazioni estive da parte di persone provenienti in special modo dalla Lombardia e dall'Emilia-Romagna.

Lerici

Le prime tracce del borgo di Lerici nella storia risalgono all'epoca etrusca, quando con tutta probabilità fu insediato un primo loro villaggio, intorno al VII secolo a.C., dopo la fondazione della futura città romana di Luni. Nel tempo la particolare posizione geografica fece di Lerici un porto naturale, prima per i Liguri, poi per i Romani. Nel medioevo la baia servì come approdo e scalo commerciale, prima per i conti-vescovi di Luni, per gli Obertenghi e poi per i Malaspina. Ma è con la Repubblica di Genova che Lerici cominciò ad assumere un ruolo più importante. Dopo aver acquistato Porto Venere e averne fatto una base strategica per il controllo del golfo spezzino, Genova venne in possesso di Lerici, negoziando con i signori di Vezzano e di Arcola, che erano i feudatari della località.

Lerici

Agli albori del XIV secolo il passaggio di Dante Alighieri, pur non storicamente documentato come nel caso di Sarzana e Castelnuovo Magra, è sostenuto da molti studiosi in forza della potente citazione del Canto III del Purgatorio. L'episodio della celebre memoria boccacciana della Epistola di frate Ilaro a Uguccione della Faggiuola, databile intorno al 1315 e relativa all'antico cenobio benedettino della vicina Bocca di Magra, vale senz'altro ad incrementare le probabilità della prestigiosa frequentazione. Anche Lerici fu teatro degli scontri che opposero nei primi decenni del Trecento i Ghibellini e i Guelfi, i quali per ben due volte distrussero il paese, senza riuscire ad espugnare il castello. Conquistato dai Fieschi nel 1392, che lo consegnarono al duca d'Orlèans, il territorio ritornò nelle mani dei Genovesi (durante il dogato di Giorgio Adorno) e, dal 24 maggio 1396, del Regno di Francia di Carlo VI. Con la caduta del governo franco-genovese, nel 1411, le fortificazioni e il borgo furono venduti ai Fiorentini.

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domenica 13 dicembre 2015

Licciana Nardi

Licciana Nardi,  Castello di Pontebosio
La prima notizia documentata di Licciana è del 1255, ma la sua esistenza come posto di guardia per l’abbazia di Linari è sicuramente antecedente. E’ un tipico esempio di borgo sviluppatosi nel fondovalle con funzioni di sbarramento militare. Della fortificazione del paese si occuparono i Malaspina succeduti ai Maregnano.

Licciana Nardi

Nel 1535 Licciana, per privilegio imperiale, appare unica signoria del marchesato di Villafranca. Sulla piazza principale si affaccia il castello, trasformato nei secoli XV e XVI in palazzo fortificato e sede residenziale, oggi si presenta come un palazzo signorile di foggia cinquecentesca, collegato con un passaggio sopraelevato al matroneo della chiesa.

Licciana Nardi,  Castello di Pontebosio

Il sistema delle antiche fortificazioni di Licciana comprendeva la rocca e un ampio giro di mura bastionate e turrite, ancora in paret superstiti, e un fortilizio sull’opposta sponda del Taverone, chiamato castello di Piano, interessante esempio di architettura militare.Il borgo che risale al XIII secolo presenta portali in arenaria di buona fattura e sfocia nella piazza del Municipio dove si trova il monumento ossario di Anacarsi Nardi. Di fronte la chiesa parrocchiale dedicataai Santi Giacomo e Cristoforo che fu distrutta dal Marchese Giacomo Malaspina. La ricostruzione terminata nel 1705 presenta una pianta a croce greca al cui centro si eleva la cupola.

Licciana Nardi, lungo la Via del Volto Santo

L'origine del borgo di Licciana, situato nella stretta valle del Taverone, è da correlarsi alla presenza dell'importante direttrice di transito di fondovalle che, detta "Strata Lizane" o via di Linari, collegava i territori d'oltre Appennino alla media Val di Magra. Secondo le indagini di Ubaldo Formentini, solo nel secolo XIII furono incrementati i transiti viari nella valle del Taverone che favorirono la nascita del borgo di Licciana.

Licciana Nardi, Pontebosio

Nel corso del secolo XIII la strada di Linari sgombrata dalle piccole signorie di derivazione estense che precedentemente s'erano infittite sul suo percorso e venuta sotto il governo unitario dei grandi marchesati malaspiniani fu riaperta ai traffici cittadini, forse primamente per opera dei Lucchesi".

Licciana Nardi, lungo la Via del Volto Santo

Al 1255 risalgono le prime memorie scritte relative al toponimo Licciana. Sempre secondo le indagini del Formentini anteriormente al sec.XIII Licciana sarebbe stato uno dei villaggi che formavano il vico di San Valeriano, cappella dipendente dalla pieve di Venelia e documentata dalle decime degli anni 1297-1299.

Licciana Nardi

La cappella, ricordata negli estimi del 1470-71, sarebbe identificabile con la cappella cimiteriale di San Rocco costruita con un paramento murario romanico, successivamente intonacato.

Licciana Nardi

L'importanza del borgo in dipendenza del percorso viario portò ad un rapido sviluppo edilizio ed economico, lo stesso che spinse i Malaspina a fortificare tra i secc. XIV e XV l'intero nucleo abitato. Sembra risalire infatti al secolo XV la torre che fronteggia la strada provinciale, ultima testimonianza di una complessa e articolata cinta muraria.

Licciana Nardi

La documentazione scritta rivela che a partire dagli inizi del secolo XIV i Malaspina esercitarono a Licciana la riscossione di gabella, che divenne particolarmente esosa nei secoli successivi. Con l'indipendenza del feudo di Licciana e con il ridimensionamento dei territori da esso dipendenti, i rapporti tra i marchesi divennero particolarmente tesi.

Licciana Nardi, lapide con S. Lucia, S. Caterina, la Madonna e S. Anna

In una relazione della seconda metà del settecento di Pietro Leopoldo D'Asburgo Lorena si trova: "Le disunioni che seguono in campagna derivano dalla gente dei feudi, che è assai cattiva e malcontenta dei feudatari, in specie del conte di Richecourt e del marchese Malaspina di Licciana".

Licciana Nardi

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