lunedì 25 marzo 2013

Dolceacqua

Dolceacqua (Dusàiga o Desâigua in ligure) è un comune italiano di 1.980 abitanti della provincia di Imperia in Liguria. Il comune è stato insignito, dal 2007, della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano ed è sede nazionale dell'omonima associazione formata dai Comuni: l'Associazione Paesi Bandiera Arancione.

Panorama from the Castle #2

Dolceacqua è un tipico borgo medievale della val Nervia, lungo il torrente omonimo. La parte più antica del borgo, posta ai piedi del monte Rebuffao, è dominata dal Castello dei Doria e chiamata dagli abitanti Terra (Téra nel dialetto locale). Quella più moderna, chiamata il Borgo, si allunga sulla riva opposta, ai lati della strada che sale la valle. Il clima è mite di tipo mesomediterraneo subumido.

Shrine

Nella stazione meteorologica di Dolceacqua-Borgonuovo (rete ARPA Liguria) si registrano infatti una temperatura media nel mese di gennaio di +7,6 °C e una nel mese di luglio di +22,3 °C; le precipitazioni che sono moderate (circa 750 mm/annui) si hanno mediamente per 55 giorni/anno. Dolceacqua dista da Imperia 47 km.

Glimpse through the roofs #3

II toponimo Dolceacqua deriva quasi certamente dalla presenza di un borgo di epoca romana chiamato Dulcius trasformatosi in seguito in Dulciàca, Dusàiga e Dulcisaqua. Altri studi rivelano però anche la possibilità dell'origine celtica, dal nome Dussaga, modificato poi in Dulsàga e infine in Dolceacqua. Altre testimonianze storiche sono rappresentate dai castellari dell'età del ferro, rozze fortificazioni in pietra a secco.

Covered alley #6

Studi archeologici confermano che queste fortificazioni del territorio furono presidiati dagli intemeli dal IV secolo a.C. al IV secolo d.C in età romana, a protezione dei villaggi, dei pascoli e dei campi.

Monet's Bridge from the Castle #3

Nel XII secolo i conti di Ventimiglia fecero costruire il primo nucleo del castello controllando in questo modo gli accessi nelle valli circostanti. Il castello verrà poi acquistato nel 1270 dal genovese Oberto Doria e ampliato nei secoli successivi.

Glimpse through the roofs

Durante l'aspro conflitto tra le fazioni guelfe e ghibelline e la rivalità fra la famiglia Doria e i Grimaldi di Monaco, nel corso del 1524 Dolceacqua si mise sotto la protezione della casata Savoia che lo eresse successivamente in marchesato nel 1652.

Castello Doria #2 Covered alley #2 Chiesa parrocchiale di S. Antonio (1468)

Nel 1815 fu annesso al Regno di Sardegna e nel 1860 al Regno d'Italia. Dal 1973 al 30 aprile 2011 è stata la sede amministrativa della Comunità Montana Intemelia, quest'ultima soppressa con la Legge Regionale n° 23 del 29 dicembre 2010 e in vigore dal 1º maggio 2011.

Monet's Bridge #4

Il Ponte Romanico venne costruito alla nascita del nuovo quartiere del Borgo nel XV secolo, per collegare le due parti di Dolceacqua con un arco di 33 metri. Il pittore francese Claude Monet, che all'inizio del 1884 stava visitando la Riviera ligure di Ponente, arrivò a Dolceacqua e ne fece il soggetto di alcuni dipinti, soffermandosi in particolare sul castello e su questo ponte.

Castello Doria #5

Il Castello Doria è un'antica fortificazione del comune ligure di Dolceacqua, nella valle del Nervia, in provincia di Imperia. Il maniero è inserito nel borgo storico del paese, sovrastante l'abitato e posto in posizione dominante.

Castello Doria, the tower #4

La prima citazione del castello e del borgo di Dolceacqua, chiamata all'epoca Dulzana, risale al 1177 in un antico documento nella quale si attesta la proprietà dei conti di Ventimiglia. Sarà nel 1270, quasi cent'anni dopo, che il feudo e il suo maniero verranno acquistati da Oberto Doria - quest'ultimo fondatore della celebre dinastia che dominerà Genova e la sua repubblica - il quale amplierà i suoi territori nella val Nervia fino ai borghi di Apricale, Perinaldo e Isolabona.

Castello Doria, the tower #2 Il castello sarà nel XIV secolo al centro di aspre lotte tra le fazioni dei Guelfi e Ghibellini e la famiglia Doria, esponente ghibellina, dovrà pertanto subire due gravosi assedi nel 1319 e nel 1329; gli assedi furono ordinati dal re Roberto d'Angiò, conte di Provenza e di parte guelfa, che riuscì nel suo intento di conquista costringendo i Doria a sottomettersi al suo volere. I signori della famiglia diverranno pertanto vassalli di quest'ultimo e in seguito della Repubblica di Genova. Nel 1526 un esponente della famiglia - Bartolomeo Doria - cedette al duca Carlo III del Ducato di Savoia i propri diritti feudali su Dolceacqua diventandone di fatto vassallo del duca savoiardo. I Savoia, grazie anche alla consolidata alleanza tra la famiglia ligure e il casato reale, assicureranno la propria protezione anche a seguito di nuovi accordi tra Stefano Doria ed Emanuele Filiberto I di Savoia.

Roofs #6

Agli inizi del XVII secolo i rapporti tra le due famiglie iniziarono ad incrinarsi, specie dopo il 1625 quando i Doria si schierarono con la repubblica genovese nella guerra contro il ducato sabaudo. Durante la guerra di successione del 1744 il castello fu nuovamente teatro di scontri e furiose battaglie a causa della sua posizione strategica ritenuta importante per il possibile ostacolo che avrebbe potuto creare all'esercito francese e spagnolo. I due eserciti, alleati, riuscirono dopo violente lotte a conquistare la fortezza il 27 luglio del 1745. Nel 1942 il castello divenne proprietà del Comune di Dolceacqua.

fonte dei testi: Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Dolceacqua e http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Dolceacqua)

venerdì 22 marzo 2013

Il Monastero di San Bruzio

Il Monastero di San Bruzio si trova nella campagna a sud-est di Magliano in Toscana, lungo la strada che conduce a Sant'Andrea.

Magliano in Toscana (GR) - Monastero di San Bruzio

I resti della chiesa, iniziata verso il 1000 dai Camaldolesi e terminata verso la fine del XII secolo, consistono nell'abside, nelle pareti orientali del transetto e negli archi che sostengono la cupola con i pennacchi da cui si sviluppava la calotta ottagonale e si imposta ancora la base del tiburio.

Magliano in Toscana (GR) - Monastero di San Bruzio

I bei capitelli dei semipilastri, decorati con fogliami e teste antropomorfe, sono stati avvicinati a quelli di San Rabano nella comune derivazione di modelli d'Oltralpe.

Magliano in Toscana (GR) - Monastero di San Bruzio

L'abside ha un'elegante decorazione ad archetti pensili divisi per coppie da esili semicolonne. La perfetta realizzazione della cortina muraria esterna, in grossi conci di travertino perfettamente squadrati, contribuisce al valore anche estetico del rudere.

Magliano in Toscana (GR) - Monastero di San Bruzio

I resti dell'Abbazia di San Bruzio (originariamente San Tiburzio) si trovano in aperta campagna a 2 km dal borgo di Magliano. Potrete raggiungerla percorrendo la strada che da Magliano conduce a Sant'Andrea, girando a sinistra nel sentiero segnalato e percorrendo non più di duecento metri. La sua costruzione risale all'XI secolo e molte fonti la indicano come opera dei Camaldolesi.

Magliano in Toscana (GR) - Monastero di San Bruzio

In merito a quest’ultima notizia tuttavia ci sono dei forti dubbi, poiché se così fosse, San Bruzio sarebbe più vecchio o quantomeno contemporaneo di Camaldoli. È molto più probabile invece, che quando si parla di San Bruzio Camaldolese, ci si riferisca al fatto che verso la fine del 1700, prima degli espropri napoleonici, San Bruzio ed il suo terreno fosse di proprietà dei Camaldolesi.

Magliano in Toscana (GR) - Monastero di San Bruzio

Oggi visitando i resti dell’Abbazia si possono ancora ammirare gli eleganti capitelli decorati con numerose sculture di stile Franco Lombardo, molto originali in Maremma. Le rovine di San Bruzio emanano un fascino particolare: sarà la posizione, saranno le sue raffinate sculture, ma è un sito che non dovete assolutamente perdere, rappresenta sicuramente uno degli esempi più belli dello stile architettonico Romanico in Maremma.

Magliano in Toscana (GR) -Monastero di San Bruzio

Fonte dei testi: Wikipedia e http://www.tuttomaremma.com/sanbruzio.htm


giovedì 14 marzo 2013

Il Pulo di Altamura

Il Pulo di Altamura è la più grande dolina carsica dell'Alta Murgia. Si apre, a circa 477 m s.l.m., nell'altopiano murgiano a circa 6 chilometri a nord della città di Altamura.

Discesa al Pulo

La depressione carsica appare come un ampio e profondo cratere di forma approssimativamente ellittica alla sommità, scavato nella roccia calcarea della Murgia a sud-ovest di Bari. Il suo asse maggiore misura circa 550 m e la profondità massima raggiunge i 92 m. Malgrado le apparenze, la sua origine non è vulcanica, ma carsica, legata cioè alla natura calcarea, quindi alla composizione chimica, delle rocce che costituiscono le Murge pugliesi.

Il Pulo

Circa la storia e l'evoluzione di questa dolina si sono avanzate diverse ipotesi, alcune più plausibili di altre, anche se in ogni caso fondate sulla natura carsica del terreno in cui essa si apre. Oggi si conviene nel considerarla una dolina di crollo, anche se solo un tratto del perimetro, quello esposto a N-W, presenta pareti rocciose a picco.

Discesa al Pulo

Queste pareti sono state a lungo frequentatissime dai gruppi alpinistici (CAI) e speleologici perché costituivano una palestra ideale per le loro attività. Alla base di questa parete, nei pressi dell'area più depressa, si aprono nella nuda roccia ben tre pozzi carsici, dei quali uno è il principale.

Il fondo del Pulo

Risulta importante l’osservazione dei fronti della dolina. In molte zone, le testate degli strati rocciosi che sporgono dalle pareti sembrano convergere a formare un blanda sinclinale, a conferma dell’origine da crollo della dolina affermata da Colamonico nel 1919.

Il fondo del Pulo

È molto probabile che il solco erosivo di NE, più di due milioni di anni fa, fosse in sotterraneo e che in corrispondenza del Pulo avesse il suo recapito finale in un inghiottitoio allargatosi via via in tal misura da annullare l’effetto arco delle rocce sovrastanti e collassare.

Risalita dal Pulo

La parete settentrionale del Pulo presenta più livelli di grotte e cunicoli, che possono definirsi cavità di interstrato.

Il fondo del Pulo

Sicuramente in tempi remoti, al posto della voragine attuale, esistevano uno o più pozzi carsici che, col passare del tempo, si sono via via approfonditi coinvolgendo nella evoluzione altri pozzi o gallerie di diramazione sotterranea.

Risalita dal Pulo

Le pareti del versante nord, che sono quelle a pendenza praticamente verticale, presentano numerosi anfratti e grotte naturali probabilmente abitati in epoca preistorica da ominidi, che con il procedere dell'evoluzione naturale avrebbero dato origine alla razza cui appartengono l'Uomo di Altamura (uomo cosiddetto pre-Neanderthal) ed il suo clan, il cui rinvenimento è avvenuto in un luogo non lontano, in linea d'aria, dal Pulo.

Il sentiero del Pulo

Grazie alla particolare esposizione delle sue pareti ed al particolarissimo microclima che viene a crearsi lungo di esse e negli anfratti di questa dolina, essa si è rivelata un habitat adatto a molte specie sia animali che vegetali che è, altrimenti, raro ritrovare abitualmente sull'altopiano delle Murge. Il corvo reale è uno degli uccelli piuttosto rari che prediligono nidificare sulle pareti scoscese e impervie del Pulo di Altamura.

Il sentiero del Pulo

(Immagine da Google Maps Satellite )


fonte dei testi: Wikipedia N88P57EHX9YB

domenica 10 marzo 2013

Il Museo Revoltella

Il Museo Revoltella è una galleria di arte moderna triestina fondata nel 1872 dal barone Pasquale Revoltella. Il barone, in seguito, lasciò alla città la sua casa (sita in piazza Venezia, allora piazza Giuseppina) e tutte le opere, gli arredamenti ed i libri che essa conteneva.



Il palazzo principale è stato costruito nel 1858 su progetto dell'accademico berlinese Friedrich Hitzig. Per ampliare la collezione originale, nel 1907 il Comune acquistò il Palazzo Brunner, situato nei paraggi. Tale edificio fu utilizzato completamente solo a partire dal 1963, in seguito alla ristrutturazione di Carlo Scarpa. In quell'anno, al Palazzo Brunner fu affiancato anche il Palazzo Basevi, la cui messa in opera completa è avvenuta nel 1991, in seguito ai lavori di Franco Vattolo e Giampaolo Bartoli. Il museo oggi è composto dai tre palazzi, con ingresso principale da via Diaz, per un'area espositiva di 4.000 metri quadrati.



Oltre alle opere del barone, il Comune acquisì numerose altre opere, pagate con le donazioni che lo stesso Revoltella aveva fatto alla città. Le opere esposte oggi sono circa 350 tra dipinti e sculture. Il Palazzo Brunner ospita le opere di autori italiani della seconda metà dell'Ottocento (terzo piano), le opere acquisite nei primi decenni del Novecento (quarto piano), le opere di artisti del Friuli-Venezia Giulia (quinto piano) e nazionali (sesto) della seconda metà del Novecento.



Le opere esposte sono, tra gli altri, di artisti come Giovanni Fattori, Domenico Induno, Giuseppe De Nittis, Ignacio Zuloaga, Mario Sironi, Carlo Carrà, Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Manlio Rho, Mario Deluigi, Arnaldo Pomodoro, Giacomo Manzù, Francesco Hayez.



Pasquale Revoltella (Venezia, 1795 – Trieste, 8 settembre 1869) è stato un imprenditore ed economista italiano. Nacque a Venezia da una famiglia di commercianti di carni che nel 1797 si trasferisce a Trieste dopo la caduta della Repubblica. Nel 1835 fondò una ditta per le importazione di legnami e granaglie che si affermò rapidamente, raggiungendo in breve tempo una certa disponibilità finanziaria che gli consentì di acquisire diverse partecipazione in molte società triestine.



Fu uno dei primi azionisti delle Assicurazioni Generali e consigliere d'amministrazione del Lloyd Austriaco. Lavorando in quest'azienda diventò amico del barone Carlo Ludovico von Bruck, uno dei fondatori e presidente della società di navigazione e futuro ministro del Commercio e delle Finanze austriache. Forte fu il suo impegno per l'apertura del canale di Suez, ritenuto determinante per lo sviluppo economico di Trieste, strettamente legato ai traffici marittimi. Per il contributo determinante Revoltella venne nominato vicepresidente della Compagnia universale del Canale di Suez.



Nel 1860 fu incriminato e imprigionato dalle autorità austriache in seguito alle accuse di illeciti riguardanti le forniture date all’esercito durante la guerra con l’Italia nel 1859. Scagionato dopo breve tempo, perse uno dei suoi massimi sostenitori, il ministro Carlo Ludovico von Bruck, implicato nella vicenda, che si uccise.

Museo Revoltella

Nel 1867 l'imperatore Francesco Giuseppe gli conferì il titolo di barone riabilitandolo completamente. Morì, dopo una lunga malattia, l'8 settembre 1869 lasciando le ricchezze accumulate nella sua vita alla città di Trieste, tra cui la sua casa di città (sita in piazza Venezia, allora piazza Giuseppina), la villa di campagna a disposizione estiva del primo cittadino di Trieste, oggi conosciuta come Villa Revoltella e tutte le opere, gli arredamenti ed i libri che essa conteneva, che dal 1872 ospita il museo che porta il suo nome.

Museo Revoltella Museo Revoltella Museo Revoltella

Grazie alla disponibilità finanziaria lasciata dal fondatore per il mantenimento e lo sviluppo dell'istituzione, ma anche per svolgere una funzione educativa nei confronti dei giovani artisti e degli artigiani, in pochi decenni il Museo Revoltella si arricchì di un cospicuo numero di opere d'arte di notevole valore (spesso acquistate alle prime Esposizioni internazionali, tra cui la Biennale di Venezia) che resero necessario l'ampliamento della sede.

Museo Revoltella

I primi due direttori furono il pittore Augusto Tominz (dal 1872 al 1883) e il figlio di questi Alfredo (dal 1883 al 1926). Nel 1907 fu acquistato dal Comune il vicino palazzo Brunner che, però, fu utilizzato solo a partire dagli anni Trenta con la direzione di Edgardo Sambo (1929-1956).

Museo Revoltella

Appena nel 1963, con l'affidamento del progetto di ristrutturazione a Carlo Scarpa, fu messo totalmente a disposizione del museo assieme ad un edificio attiguo, il palazzo Basevi. Dal 1960 era direttore Giulio Montenero, che ricoprì questa carica fino al 1989. L'ampliamento del museo, che avrebbe dovuto concludersi nel 1968 per festeggiare i 50 anni dell'unione di Trieste all'Italia, incontrò invece molte difficoltà e interruzioni e terminò solo nel 1991, dopo che a Scarpa erano subentrati, in un primo momento, l'architetto Franco Vattolo e, alla fine degli anni Ottanta, l'architetto Giampaolo Bartoli. Da allora il museo occupa tre palazzi che formano un intero isolato, delimitato da piazza Venezia e dalle vie Diaz, Cadorna e San Giorgio.

Museo Revoltella

Dal 1992 il Museo Revoltella, con la direzione di Maria Masau Dan, è stato definitivamente riaperto con un percorso che si sviluppa in tutto lo spazio ora disponibile (circa 4000 mq di esposizione con 350 opere di pittura e scultura distribuite in sei piani) e ha recuperato anche la dimora del fondatore con i suoi arredi e le sue collezioni rimosse nel tempo per fare posto ai nuovi acquisti.

Geltrude, Antonio Mancini, 1910, pittura, olio su tela (Museo Revoltella) Dopo la prima Comunione, Karl Frithjof Smith, 1892, pittura, olio su tela (Museo Revoltella) Museo Revoltella

Una rappresentativa selezione delle numerosissime opere acquisite dal 1872 in poi occupa, invece, gli spazi completamente rinnovati di palazzo Brunner, articolata in quattro piani secondo la seguente sistemazione: al terzo piano gli autori italiani del secondo Ottocento (Fattori, Induno, Palizzi, Morelli), al quarto piano gli acquisti effettuati - tra la fine dell'Ottocento e la prima guerra mondiale - alle Esposizioni internazionali (De Nittis, Nono, Ciardi, Trentacoste, Canonica, Bistolfi, Carena, von Stuck, Zuloaga), al quinto piano gli artisti del primo Novecento a Trieste e in Italia (Marussig, Bolaffio, Timmel, Dudovich, Casorati, Sironi, Carrà, de Chirico, Martini) e,in una galleria più piccola, gli artisti del Friuli-Venezia Giulia degli ultimi cinquant'anni (Zigaina, Afro, Dino e Mirko Basaldella, Spacal, Perizi) mentre i protagonisti del panorama nazionale del secondo Novecento trovano posto nella grande sala del sesto piano che si apre alla vista della città e del mare.

Fonte dei testi: Wikipedia e www.museorevoltella.it